Ma anche no

Retrocast era partito con i migliori auspici: un podcast destinato al retrogaming con ospiti in studio. L’idea era ottima, il tema di sicuro interesse per la fascia di appassionati di retrocomputing che volevamo saperne di più. Ma per passare dall’idea all’azione ci vuole competenza e stile. Fare un podcast non è come registrare una chiacchierata tra amici, serve una struttura, dei contenuti, una tempistica.
Il podcast è una continua risata nervosa di Luigi Marrone interrotta ogni tanto da una specie di voce dell’oltretomba di Vittorio/eLPanza che ha reali difficoltà di espressione: sembra che impari ogni volta parole nuove come “console”, “cartucce” e “pad”. Quando ne impara una nuova la utilizza a sproposito in continuazione. Si ha difficoltà tra risatine, suoni gutturali ed espressioni gergali rimanere all’ascolto per più di 10 minuti. Poi dall’undicesimo ti chiedi “ma chi me lo fa fare?”. Niente da fare bocciati senza appello anche se a dire il vero sono sinceri e infatti scrivono: “Un podcast duro e crudo sul retrogaming, problemi audio, orari sbagliati e strane sostanze ci hanno aiutato a raggiungere svariate bassezze lessicali. ”. Per chi vuole farsi del male il podcast è qui, il sito è questo, la pagina Facebook qui.

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