Oltre il giornalismo

La disgraziata situazione cui versa la stampa italiana, e non solo, ma parliamo di quella italiana è racchiusa tutta nel fraintendimento professionale e questo è invece chiarissimo all’articolo 2 (Diritti e doveri ) della legge professionale 69/1963 recita: “E’ diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte, e riparati gli eventuali errori.”

Appare indiscutibile come intere trasmissioni siano condotte, o vi siano invitati professionisti iscritti all’Ordine dei Giornalisti ma che non stiano esercitando il lavoro ma si stiano dedicando a pratiche scorrette di fiancheggiatori, portavoce, facinorosi di movimenti, partiti, gruppi di interesse economico e politico.

Nulla di nuovo, manifestazione che si esercita da sempre anche su carta stampata, radio e adesso social.

Ma mai come ora la pervasività temporale dei social intrecciata alla crescente attività di discorsi d’odio, incentivati e disegnati a tavolino ha superato ogni limite della decenza.

Allo stesso modo definire “trasmissione giornalistica” una attività di pubblicità occulta politica e manipolatoria è altrettanto sbagliato.

Una persona, iscritta all’albo dei giornalisti che non esprime la sua opinione ma è, oltre ogni evidenza integrato con un sistema politico, partitico in quel preciso momento viene meno ai suo obblighi e quindi non deve essere chiamato giornalista ma manipolatore mediatico che non ha nemmeno il coraggio di ammetterlo.