Un ritorno al passato. Nella mia tesi di Laurea in architettura ho lavorato sulla costruzione digitale parametrica di edifici storici, in particolare lo studio delle trasformazioni e combinazioni del lotto gotico veneziano, utilizzando anche strumenti di Intelligenza Artificiale.
Per noi era un CAD tridimensionale di rilievo parametrico. Adesso ha trovato un nuovo nome: hBIM – Historic Building Information Modeling.
L’acronimo hBIM indica l’Historic Building Information Modeling ovvero l’estensione della metodologia BIM al settore del restauro e della conservazione dei beni architettonici storici, traducendosi in un processo complesso di digitalizzazione che parte dal rilievo diagnostico non invasivo tramite fotogrammetria digitale e laser scanner per arrivare alla generazione di modelli parametrici intelligenti in cui ogni singolo elemento costruttivo non possiede solo una geometria tridimensionale ma racchiude informazioni qualitative relative ai materiali originari, alle patologie di degrado, alle fasi cronologiche di cantierizzazione e alle analisi strutturali, consentendo ai ricercatori e ai professionisti dei beni culturali di simulare scenari di intervento, ottimizzare i flussi di lavoro multidisciplinari e archiviare dati storici archivistici direttamente associati alle entità grafiche del manufatto, superando l’approccio puramente visivo del CAD tridimensionale e offrendo un supporto decisionale rigoroso per la tutela e la gestione sostenibile del patrimonio edilizio storico.