Questo post parte dall’estratto dell’articolo “Riassunti e slide al posto dei libri: studenti universitari sempre meno preparati” di Federica Angeli pubblicato su “La Repubblica “del 25.09.2026 (fonte)
Secondo un’indagine di Talents Venture per l’Aie, il 68% dei docenti collega il calo della lettura dei testi integrali alla crescente fragilità nella preparazione degli studenti: diminuiscono la capacità di analisi, il ragionamento critico e l’attitudine a costruire collegamenti tra gli argomenti
Arrivano all’esame dopo sugli appunti presi a lezione o su testi sempre più sintetici. I manuali, invece, restano spesso sullo sfondo.
Per i docenti universitari le conseguenze cominciano a essere evidenti: studenti meno abituati ad affrontare testi complessi, difficoltà nel costruire collegamenti tra gli argomenti e una capacità di analisi e di ragionamento critico che si sta progressivamente indebolendo. È
la fotografia che emerge dall’indagine realizzata da Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori (Aie) su 463 docenti di prima e seconda fascia appartenenti a 34 atenei italiani. […]
Il dato forse più significativo riguarda la velocità con cui stanno cambiando le abitudini degli universitari. L’83% dei professori intervistati afferma di aver osservato, negli ultimi tre-cinque anni, una trasformazione delle modalità di studio. Gli studenti consultano sempre meno i testi suggeriti o indicati come obbligatori e ricorrono con maggiore frequenza a riassunti e materiali sintetici. Parallelamente, secondo i professori, aumentano le difficoltà nell’affrontare testi lunghi o particolarmente complessi. A prevalere sono soprattutto le presentazioni e le slide utilizzate durante i corsi, indicate dal 69% dei docenti tra i materiali più frequentemente impiegati dagli studenti. Seguono gli appunti, con il 52%. […]
Il paradosso emerge dal confronto con il giudizio che gli stessi professori danno dei manuali universitari.
L’88% li considera tra gli strumenti didattici più efficaci.
Nel 50% dei casi vengono indicati come obbligatori per sostenere gli esami e nel 45% come testi consigliati.
Soltanto il 17% dei docenti ritiene che gli strumenti didattici progettati dagli editori siano oggi molto letti dagli studenti.
Una distanza crescente, dunque, tra ciò che viene considerato necessario per costruire una preparazione solida e ciò che gli universitari utilizzano concretamente per arrivare all’esame. […]
Per il 68% dei professori intervistati, proprio la progressiva perdita dell’abitudine a leggere e studiare integralmente i manuali rappresenta una delle principali cause delle criticità riscontrate nella preparazione degli studenti.
Il problema, secondo l’indagine, non riguarda soltanto la quantità delle conoscenze acquisite, ma il modo in cui queste vengono elaborate.
Il 41% dei docenti segnala una riduzione della capacità di analisi e di ragionamento critico.
Il 28% riscontra una preparazione nozionistica e superficiale, mentre il 24% sottolinea la difficoltà degli studenti nel collegare argomenti diversi.
Per il 19%, infine, emergono problemi persino nella comprensione dei concetti di base.
Il rischio è quello di un sapere sempre più frammentato: molte informazioni disponibili, ma una minore capacità di organizzarle, metterle in relazione e trasformarle in conoscenza. […]
Se studiare significa sempre più spesso ridurre centinaia di pagine a poche slide o a un riassunto, il tema diventa quale tipo di competenze l’università riuscirà a formare. Perché conoscere molte informazioni non significa necessariamente saperle comprendere, collegare e mettere in discussione. Ed è proprio su questa distanza tra informazione e conoscenza che si gioca una parte decisiva del futuro della formazione universitaria italiana.