Il plastico digitale per Paris Métropole 2020

Alessandra Criconia, Architetto, Ricercatore in Progettazione Architettonica e Urbana alla Sapienza di Roma dove insegna Progettazione e Scenografia Urbana e autrice di alcuni libri tra cui l’interessante “L’architettura dei musei” per Carocci, ha scritto un interessante articolo dedicato al il plastico digitale per «Paris Métropole 2020». Un approccio contemporaneo alla rappresentazione plastica dei progetti. Uno strumento interattivo che aiuta l’analisi e la comprensione spaziale e non solo la rappresentazione.

Può capitare quando ci si trova a Parigi, di incappare in qualcosa di interessante anche senza averlo cercato. Al Pavillon de l’Arsenal, il centro d’informazione e documentazione dell’architettura e tappa obbligata per chiunque voglia dare un’occhiata a quanto accade nella capitale francese, è arrivata ormai da un anno la maquette numérique «Paris Métropole 2020», un plastico digitale realizzato dalla Ville de Paris insieme a Google Earth (fornitrice del programma di navigazione 3D Liquid Galaxy) e alla società di comunicazione e pubblicità JGDecaux per sostituire il vecchio plastico in gesso della città che, a dire il vero, già faceva la sua figura.
Questa maquette numérique posta al centro della grande sala di ingresso del Pavillon consiste in un «tappeto » di 40 mq di schermi piatti retroilluminati che proiettano una googlemapad alta definizione dell’intero agglomerato parigino, consentendo all’utente/visitatore che dirige le operazioni da uno dei tablet multitouch posti ai bordi del «tappeto», di ritrovare sulla grande carta interattiva i segnaposti dei progetti e di localizzarli così nello spazio reale. Come a dire, è diventato possibile fare un viaggio virtuale e vedere come sarà la città di domani.
Ritenendo però che il viaggio virtuale non fosse sufficiente a esaurire le potenziali richieste e curiosità del cittadino desideroso di saperne di più su quanto viene fatto in città, la maquette numérique è stata programmata in modo tale che essa possa fornire una visita guidata di ognuno dei progetti «postati» sulla mappa, che si tratti di un edificio, di un giardino, di una nuova linea del tram o della metropolitana o di un grande progetto di riqualificazione urbana, in corso d’opera (segnaposto blu scuro) o appena concluso (segnaposto celeste): è sufficiente cliccare la voce del progetto a cui si è interessati sul menù a tendina, per aprire la scheda corrispondente e accedere alle notizie più significative. E qualora non si fosse ancora soddisfatti, è possibile richiedere pure una modellazione seduta stante, digitando sul + e sul – dello zoom e sulle frecce di rotazione: con pochi gesti un edificio in corso d’opera prende volume, visualizzando in un batter d’occhio il suo inserimento nel paesaggio della città.
È quanto mi è capitato facendo la prova con il Canopée, la megacopertura ondulata in corso d’opera alle Halles, con la Tour Triangle degli svizzeri Herzog & De Meuron che nel 2017 dovrebbe svettare nei cieli del 15°arrondissement davanti all’ingresso del Parc des Expositions e che a detta dei parigini sarà la nuova Tour Eiffel del millennio, con le altre stravaganti torri già in costruzione nel quartiere della Défense e altri edifici ancora.
Ma al di là della novità che evidentemente colpisce chi vede per la prima volta un plastico digitale, ciò che merita una riflessione è quanto questo «aggeggio» così sofisticato e al tempo stesso così facile da usare, possa contribuire a sviluppare una politica moderna della città. Conoscendo quale scommessa stia per essere giocata nella capitale francese – l’unificazione del centro città con i numerosi comuni e villaggi della periferia per creare un’unica grande metropoli di 12 milioni di abitanti – il plastico digitale arriva a proposito in un momento strategico del percorso di nuovo assetto dell’agglomerato parigino.
Oltre mille progetti di tutte le dimensioni e di ogni tipo sono in agenda, da quelli mastodontici che mettono mano al recupero di ampie porzioni ferroviarie e industriali nei territori della banlieue, a quelli più misurati che intervengono sul patrimonio edilizio degli anni sessanta, a quelli meno appariscenti che si limitano a ridimensionare strade e marciapiedi per ripristinare linee dei tram, passeggiate, giardini e spazi per il tempo libero, fino alle case, alle università, agli uffici, fino alle scuole, ai parchi, ai servizi, insomma a tutto quanto serve ad una metropoli.
Ora guardando in prospettiva, questa miriade di progetti una volta realizzata (e c’è da ritenere che sarà così) modificherà radicalmente i luoghi e dunque lo spazio di vita degli abitanti e non c’è dubbio che accompagnare una trasformazione di tale entità con il coinvolgimento della gente è qualcosa che una politica seria è tenuta a fare, soprattutto adesso che blog e socialnetwork favoriscono la partecipazione e la circolazione delle idee.
A Parigi la giunta comunale socialista sembrerebbe averlo capito: senza consenso e senza condivisione collettiva non sarà facile portare a termine un progetto ambizioso come è quello del Grand Paris che nel momento in cui vuole trasformare una città di poco più di 2 milioni di abitanti in una metropoli di 12 milioni con oltre mille progetti, sta decidendo anche di modificare abitudini e modi dell’abitare.
All’ordine del giorno è la relazione tra centro e periferia: se oggi Parigi coincide con quella parte di città in cui sono riuniti i grandi manufatti della sua storia urbana e architettonica e dove è concentrata buona parte della sua vita quotidiana, un domani essa dovrà fare i conti con altri nuovi centri che porteranno a ridiscutere il peso e il valore dei luoghi, in poche parole identità e simboli.
D’altra parte, il governo della grande dimensione di una metropoli che in realtà si configura già come una megalopoli (dodici milioni di abitanti è un numero da megalopoli, soprattutto se messo in rapporto ad una estensione geografica) richiede un rovesciamento del punto di vista: partire dalle periferie e dai quartieri sensibili, solitamente i più densamente abitati e anche i più svantaggiati per quanto riguarda i diritti sociali e le pari opportunità. In tal senso, il sindaco Bertrand Delanoë e i suoi assessori hanno raccolto la sfida del Grand Paris per sperimentare una politica della città che usa le nuove tecnologie per promuovere spazi di dibattito e di elaborazione collettiva al fine di mettere in pratica una forma di democrazia continua.
In questo quadro il plastico digitale «Paris Métropole 2020» con il suo viaggio nel futuro della città è un ulteriore dispositivo di comunicazione che amplia il campo di azione dei blog, dei socialnetwork e dei laboratori partecipati: il grande tappeto googlemap è infatti una sorta di agorà che riunisce intorno a sé un pubblico di scolaresche, di studenti, di famiglie, di anziani, di cittadini che si troveranno a vivere il destino urbanistico della capitale e del suo territorio.
Anche se i dubbi che «Paris Métropole 2020» possa finire per essere un grande gioco di simulazione ci sono tutti. Bisognerà aspettare un po’ di tempo per giudicare la validità e l’efficacia del «più grande display sul quale Google Earth sia stato mai mostrato», per il momento si tratta di un esperimento pionieristico.  Alessandra Criconia – Il Manifesto 22.02.2013

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