La città digitale

vd_01_300x200Il grande entusiasmo sulle smart cities degli ultimi anni è solo uno degli elementi della digitalizzazione del territorio ma che è avvenuta in discontinuità con le ricerche e le attività svolte negli ultimi 30 anni.
Le smart cities sono “passate sopra” alle attività di digitalizzazione territoriale iniziate a Nord-est a partire dalla metà degli anni ’80, spostando la scala da territoriale e pianificativa ad applicativa e personale.Sono pochissime e scarsamente popolate le applicazioni realmente partecipative e il numero dei cittadini coinvolti non supera qualche decimo di percentuale.
Il progetto “città digitali” vuole ripartire dai fondamenti della pianificazione partecipata, della conoscenza del territorio e della simulazione delle sue trasformazioni.
La trasformazione urbanistica ad uso abitativo del Nord-est, dopo la grande e incontrollata espansione urbanistica del secondo dopoguerra, si è trasmutata prima in un incontrollato proliferare di aree industriali e al successivamente commerciali.
È facile ottenere consenso quando si cavalca la chimera del lavoro purché non ci si confronti con i numeri.  Le aree commerciali strutturate (ipermercati, centri commerciali, megastore, ecc.) hanno creato posti di lavoro ma a scapito delle altre attività commerciali meno strutturate e il saldo netto è decisamente sfavorevole.

Vuol dire che il territorio, nel suo insieme, ha perso posti di lavoro.

Sappiamo anche, e lo sappiamo da almeno 10 anni, che la sostenibilità economica di queste aree non è pacifica, ogni nuovo centro commerciale per sopravvivere deve “cannibalizzarne” un altro, con una guerra dei prezzi che comporta una azione di decimazione della marginalità ai loro stessi fornitori.
Essendo il Veneto e il Nord-est a forte caratterizzazione industriale e ancora agricola questo si ripercuote pertanto sulla marginalità delle aziende stesse, di questo stesso territorio. Una catena di svilimento del lavoro stesso.

Il territorio, questo sconosciuto
Non si può operare a livello di pianificazione urbanistica, industriale, commerciale, culturale senza avere non solo la conoscenza del territorio ma prevedendone le complesse dinamiche di evoluzione
Per fare questo servono strumenti di analisi, competenze, ma specialmente dati organizzati, riordinati, affidabili e aperti.
Le iniziative legate agli OpenData sono certamente la base di partenza ma vanno raccolte altre informazioni, riclassificate, valutate e utilizzate nei modelli di simulazione.

Il progetto “città digitale”
Il progetto è realizzabile solo con la partecipazione attiva di cittadini, istituzioni, associazioni, scuole e università attraverso un modello di crowdsourcing con l’utilizzo degli OpenData e degli SmartData che garantiscono la messa in relazione tra i dati stessi e la validazione in termini temporali e di finalità di utilizzo.
L’obiettivo è quello di realizzare dei modelli digitali e dei modelli di simulazione liberamente utilizzabili dai cittadini, dalle amministrazioni, dalle associazioni, dalle scuole e università per studiare, analizzare, e prevedere i comportamenti reali sul territorio.
I principali modelli saranno sviluppati sulle macro tematiche di pianificazione urbanistica, ambiente, protezione civile, turismo, infrastrutture, viabilità, sviluppo agricolo, sviluppo industriale e artigianale, sviluppo commerciale, salvaguardia del territorio, cultura, sviluppo dell’occupazione, ecc.

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La costruzione di modelli interoperabili e aperti consentirà delle attività di cross-reference tra le diverse discipline.

Conclusione
Per “governare” davvero un territorio servono dati attendibili, riconosciuti e una previsione, simulazione di quello che succederà. Il progetto “Città digitali” e SmartData sono in grado di risolvere questa necessità.

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