Sull’inutilità delle Scienze della Comunicazione

students009Periodicamente ritornano, come le epidemie e le disgrazie. Sono gli esperti di politiche educative che si sono promossi da soli sul campo. E tornano con le stesse identiche affermazioni fatte da altri anni prima. Il loro obiettivo sono i corsi di studio che considerano inutili. Le polemiche sull’inutilità di taluni corsi di laurea si è protratta di fatto dalla riforma universitaria delle cosiddette lauree brevi (chiamate poi di Primo livello o 3+2) ai nostri giorni. Chi non ricorda intellettuali, giornalisti (specialmente giornalisti) e professori gridare allo scandalo per la proliferazione di tanti corsi universitari? Ma l’accanimento più forte, amplificato dalle uscite della Gelmini, che qualcuno imprudentemente aveva nominato ministro, e da altri politici è stato riservato ai corsi laurea in Scienze della Comunicazione.

Arpaia-Greco_La-cultura-si-mangiaA una decina di anni di distanza dalle prime polemiche un recente saggio intitolato La cultura si mangia di Bruno Arpaia e Pietro Greco ribalta completamente la questione: dimostra in modo inequivocabile come la cultura sia una fonte diretta, immediata, evidente e misurabile di ricchezza anche economica per il paese.
Non solo, ma smonta tutte quelle affermazioni perentorie e false mettendo a nudo ancora una volta come la politica bassa sia incapace di comprendere e ovviamente governare processi complessi.

In un mondo che sta diventando sempre più digitale, la cui l’economia è stata stravolta proprio dalla velocità di comunicazione, Scienze della Comunicazione è invece lo strumento forte per comprendere e gestire l’evoluzione. Solo una ignoranza dei meccanismi che governano le imprese, il marketing e più in generale i mercati potrebbe portare a sottovalutare l’importanza di una laurea che, al pari di tante altri percorsi umanistici, non offre generalmente un lavoro immediato ma forma le persone per adattarsi a un mondo che cambia più velocemente di quanto sia mai successo in passato.

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